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Complimenti, hai avuto una grande idea, no, è un’idea tua, no, è un’idea tua, no, è un’idea tua, no.

Emiliano mi dice vieni a Roma e facciamo questa cosa, una performance, ti metti lì, fai così, prendiamo questo, mettiamo quello. Io non ci credevo e invece poi l’abbiamo fatto.
Cubetti di Felicità.

Raro parlare di felicità, era da un po’ – vero? – che non se ne parlava.

Scusate, ve la racconto meglio:
Cubetti: performance di felicità
Ovvero:

si parlava di lucida follia dello scrivere e abbiamo cercato di avvicinarci il più possibile a questa cosa.
Ti metti lì, all’inizio dell’isola pedonale, da Eraldo, che è un bar che si chiama Il Bar, e cominci a fermare la gente a casaccio e a chiedere di scrivere in un piccolo foglietto un loro ricordo felice. Poi facciamo mettere il foglietto dentro a un cubetto e poi mettiamo il cubetto dentro un cubo più grande e il giorno dopo regaliamo i cubetti a casaccio, di nuovo, alla gente che passa. Quindi vediamo cosa succede.

Allora ci siamo messi lì: Ciao, fai un regalo a Mal di Libri, regalaci un tuo ricordo felice. E la gente ti chiede cosa? Felicità de che? E allora tu rispondi della tua vita, un ricordo felice della tua vita, senza Brigitte Bardot o Mike Bongiorno, un ricordo della tua vita, un gelato, un caffè buonissimo, una finestra aperta (d’estate) o una finestra chiusa (d’inverno), un ricordo felice insomma.

C’è quello che è contento dell’iniziativa e ti fa i complimenti ma ha paura che poi alla fine ci sia da firmare, quell’altro che proprio ti dice che non ha spiccioli, quell’altro che ti racconta in un paio di giri di vita i suoi ultimi trent’anni compreso un cartoncino di tavernello che ha lì nel sacchetto.

Insomma,
tendenzialmente la gente scappa. La felicità fa paura, ci è venuto da pensare, dovremmo chiedere commenti sull’attuale governo, allora sì.

Invece no, invece qualcuno ritorna, qualcuno si fa venire in mente un ricordo felice che non si ricordava più, qualcuno aveva il ricordo già lì, sulla punta della lingua e lo mette sulla penna e sul foglietto e nel cubetto e nel grande cubo subito, ché già sapeva, era proprio una cosa che gli veniva da fare

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