Archivi categoria: Mal di libri

Mal di libri attraverso le foto di Stefano Panetta

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Le foto sono state realizzate da Stefano Panetta che ringraziamo!

Per maggiori info visitate la sua pagina Flickr

Le foto riguardano l’incontro “Il Male, Frigidaire e Roma dalle origini ai giorni nostri”, con Vincenzo Sparagna, Dario Morelli, Gianluca Liguori, Tommaso de Lorenzis e “Dal libro-feticcio al blog letterario: come si mettono in rete le storie”, con CollaConaltrimezziFlanerìPubSetteperUno e Viadeiserpenti, Tropico del Libro moderati da Caterina Di Paolo.

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Complimenti, hai avuto una grande idea, no, è un’idea tua, no, è un’idea tua, no, è un’idea tua, no.

Emiliano mi dice vieni a Roma e facciamo questa cosa, una performance, ti metti lì, fai così, prendiamo questo, mettiamo quello. Io non ci credevo e invece poi l’abbiamo fatto.
Cubetti di Felicità.

Raro parlare di felicità, era da un po’ – vero? – che non se ne parlava.

Scusate, ve la racconto meglio:
Cubetti: performance di felicità
Ovvero:

si parlava di lucida follia dello scrivere e abbiamo cercato di avvicinarci il più possibile a questa cosa.
Ti metti lì, all’inizio dell’isola pedonale, da Eraldo, che è un bar che si chiama Il Bar, e cominci a fermare la gente a casaccio e a chiedere di scrivere in un piccolo foglietto un loro ricordo felice. Poi facciamo mettere il foglietto dentro a un cubetto e poi mettiamo il cubetto dentro un cubo più grande e il giorno dopo regaliamo i cubetti a casaccio, di nuovo, alla gente che passa. Quindi vediamo cosa succede.

Allora ci siamo messi lì: Ciao, fai un regalo a Mal di Libri, regalaci un tuo ricordo felice. E la gente ti chiede cosa? Felicità de che? E allora tu rispondi della tua vita, un ricordo felice della tua vita, senza Brigitte Bardot o Mike Bongiorno, un ricordo della tua vita, un gelato, un caffè buonissimo, una finestra aperta (d’estate) o una finestra chiusa (d’inverno), un ricordo felice insomma.

C’è quello che è contento dell’iniziativa e ti fa i complimenti ma ha paura che poi alla fine ci sia da firmare, quell’altro che proprio ti dice che non ha spiccioli, quell’altro che ti racconta in un paio di giri di vita i suoi ultimi trent’anni compreso un cartoncino di tavernello che ha lì nel sacchetto.

Insomma,
tendenzialmente la gente scappa. La felicità fa paura, ci è venuto da pensare, dovremmo chiedere commenti sull’attuale governo, allora sì.

Invece no, invece qualcuno ritorna, qualcuno si fa venire in mente un ricordo felice che non si ricordava più, qualcuno aveva il ricordo già lì, sulla punta della lingua e lo mette sulla penna e sul foglietto e nel cubetto e nel grande cubo subito, ché già sapeva, era proprio una cosa che gli veniva da fare

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ESCLUSIVO! INCREDIBILE! MEMORABILE!

Il Vate Sperduti ha rilasciato una dichiarazione toccante a tutti i partecipanti del premio a Lui dedicato!
Gli indimenticabili consigli che Sperduti ci regala in questo preziosissimo minuto animato avrebbero fatto gola a tutti gli aspiranti umoristi che si sono cimentati nel concorso, ma del resto lo spirito del Vate rifugge briglie e scadenze. L’ispirazione è arrivata ieri sera, e lui ieri sera ci ha regalato queste perle.

Vi ricordiamo che questa sera avverrà la premiazione. I fortunati finalisti potranno conoscere di persona, e forse addirittura bere una birra dalle mani del più grande scrittore sconosciuto vivente.

Vi aspettiamo!

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La Posta dell’Editor

Sarà ospitata da Vida do Brasil la seconda edizione della Posta dell’Editor seguita quest’anno da L’Erudita. Gli editor che si sono cimentati nella lettura dei racconti pervenuti e che si cimenteranno nel comunicare le proprie impressioni agli autori davanti a un mojito sono Michele Vaccari, Francesco Pacifico e Corrado Melluso (vicolo Cannery).

L’appuntamento per tutti coloro che hanno inviato il racconto è dalle 18 alle 22 di sabato 20 ottobre a Vida do Brasil: gli editor vi aspetteranno a un tavolino e al vostro arrivo tireranno fuori il vostro racconto da commentare insieme!

Qui i titoli dei racconti ricevuti : Porte Sbattute, Maggio, L’Avaro, Verità, La parte sbagliata, Conati d’amore, Il deserto è un mare dove non si affonda il remo, Alberico e Ro, Maternità, Sentenza capitale, Crisi bellica, La stanza della casa di campagna, Cani a iosa, La vita capita, Elena,  S Botto Nato, Noir Sabauda, Tridente, Momenti, Raccontino Effimero, Raccontino Giallo, Dante all’Inferno e Musica per la città.

Gli autori non li citiamo poiché forse alcuni di loro vogliono rimanere anonimi.. fino al parere dell’Editor!

Sono o non sono una femminista? La Wiener ne parla a Mal di Libri

Gabriela Wiener autrice di “Corpo a corpo-storie di giornalismo gonzo“torna in Italia e sarà ospite di Mal di Libri a Roma:

sabato 20 ottobre
Mal di Libri
ore 19 Rosti al Pigneto
Via Bartolomeo d’Alviano 65
Roma

«Sono o non sono una femminista?» Gabriela Wiener, autrice di Corpo a corpo, ne parla con Antonella Lattanzi.

Il libro:

“Gabriela Wiener raccoglie in questo libro una serie di cronache il cui filo conduttore è il corpo. Il travestitismo, le carceri di massima sicurezza, la poligamia, la prostituzione, lo scambio di coppie, la maternità: tutto attraversa il corpo della giornalista.
Il genere gonzo è tornato sotto forma di libro corporale e provocatorio.” Quimera

Corpo a corpo è un’esplorazione, una scoperta del mondo attraverso il corpo e i suoi linguaggi.
Un viaggio kamikaze che porta la cronista Gabriela Wiener a infiltrarsi nelle carceri di Lima, a praticare lo scambio di coppia nei club per swingers, ad attraversare gli oscuri sentieri del Bois de Boulogne parigino per convivere con travestiti e prostitute, a sottomettersi ad una complicata procedura per la donazione degli ovuli, a partecipare a un rituale di assunzione della ayahuasca nella foresta amazzonica o a salire sul palco di uno show sadomaso.

Gabriela Wiener, nata in Perù nel 1975, vive a Barcellona dal 2003. Scrittrice, poeta e giornalista,collabora con diversi quotidiani e riviste come Etiqueta Negra, El País e La Vanguardia. Una delle voci più innovative della nuova crónica latinoamericana, giornalista gonzo degna erede di Hunter S. Thompson e David Foster Wallace, Gabriela Wiener si immerge nella realtà che vuole raccontare, si espone sempre in prima persona con grande coraggio e lucidità e parla di sesso senza clamore ma anche senza pudore per smascherare tanti falsi miti di uno dei più grossi tabù di tutti i tempi.

Domani a quest’ora Mal di Libri sarà già iniziato

(Immagine di Conaltrimezzi)

Un’oretta fa ho inforcato la bici e sono uscita dalla casa editrice accendendo l’iPod in corsa. Ho lasciato perdere la mia mania di controllo, per una volta, e ho impostato lo shuffle lasciando che il quadratino rosa minimale e ipertecnologico scegliesse per me: sono rimasta sorpresa perché la canzone era come un cavallo che galoppava allegro e sincopato, una versione allucinata di Simon & Garfunkel. Non sapevo chi fosse il gruppo: sedici giga pieni sono più di quanto possa realisticamente conoscere o ricordarmi.

Grazie a questa canzone non solo i pedali, ma anche i miei pensieri si sono sbrogliati un po’, e qualche metafora per quello che accadrà domani e dopodomani è salita a galla. Più di un mese fa ho scritto che conoscere Chiara e organizzare insieme a lei il primo Mal di Libri è stato come salire su una giostra nuova e veloce: ho pensato mentre il sole mi scaldava ferma al semaforo rosso che mi sento come su un trampolino, nei secondi precedenti al tuffo. Solo che l’acqua della piscina è calda, e ai bordi ci sono i miei amici che bevono un martini o una più verosimile biretta. Ho pensato che questo pomeriggio è come quello precedente al primo giorno di scuola, senza la maestra di matematica però. Il pomeriggio prima della prima ricreazione.

Domani inizia la seconda edizione di Mal di Libri. Ieri sera siamo stati al Pigneto a distribuire gli ultimi programmi e volantini, a chiacchierare con i gestori dei locali, a guardarci intorno cercando di immaginare come sarà. Questa mattina mi sono infilata in bicicletta dentro l’isola pedonale facendo slalom tra le vecchiette e i bancali di frutta che la mattina sono i segni distintivi del Pigneto, e ho pensato che è un quartiere bello che ormai sento come una casa, e che sono felice di far parte di una festa in cui il vino non fa solo venire il naso rosso ma aiuta anche l’ascolto di parole e storie nuove. Una festa che porta i libri anche dove non ci sono di solito, perché i libri, molto più dei tappeti, danno un tono all’ambiente.

Firmarmi in calce m’imbarazza, allora lo dico così: io sono Caterina e domani mi riconoscerete perché sembrerò avere di nuovo quattro anni e un enorme zucchero filato in mano. Solo che al posto dello zucchero filato ci sarà un libro, o un fumetto. Che sono meglio dei dolci, non solo perché non fanno ingrassare o venire le carie.

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Tropico del Libro e gli Onironauti del web

di Sergio Calderale

«Qualcuno mi ha scritto una lettera molto divertente dall’Australia, in cui diceva che tu avevi rimescolato le sue molecole, avevi cambiato la direzione delle molecole.»

Lo rivela Anaïs Nin all’amico Henry Miller nel corso di una chiacchierata di cui è rimasta la registrazione video. Parlando di psicanalisi i due amici avevano finito per riferirsi alla scrittura. Sconfinamento inevitabile, se si pensa al potere catartico e perfino terapeutico che l’atto di scrivere può rivestire.

Miller, a sua volta, le stava rivelando di avere fatto una scoperta sensazionale, se non per l’umanità perlomeno per il suo io, di uomo ma forse ancor prima di scrittore: sapeva come non perdere i sogni, aveva sviluppato un metodo per non lasciarli svanire insieme alla veglia.

«Da quanto tutti parlavano dell’analisi e dei sogni, ho iniziato a sognare in modo pesante, violento. E poi ho imparato come fare a svegliarmi senza perdere il sogno, questa è un’arte e una disciplina, l’ho scoperto. L’avevo persa di nuovo, ma riesco a farlo, se lo voglio. Impari a svegliarti, però non svegliarti, non aprire immediatamente gli occhi. Una volta sveglio saprai che stavi sognando; richiudi lentamente gli occhi e aggrappati a quell’ultimo filo, torna nel labirinto e ripercorrilo. E quando l’hai tutto intero alzati dal letto, con indosso il pigiama, va’ dritto alla macchina da scrivere e trascrivilo. E trascrivi non solo quel sogno, ma tutte le associazioni che sono venute fuori con lui.»

Così, parlando dei loro tempi, mentre osservavano come la forza generatrice, l’impulso vitale, fosse passato dall’uomo romantico all’uomo nevrotico confessavano implicitamente che questo doveva valere anche per la letteratura. E che la psicanalisi aveva facilmente constatato che il testimone dell’infelicità era passato nelle mani dello scrittore moderno. E i problemi da quel momento erano tutti suoi.

Anais Nin: «Il nevrotico è infelice solo perché non riesce a realizzare questa sua visione e così… capisci, si autodistrugge, distrugge se stesso se non riesce a ottenere ciò che vuole.»

Henry Miller: «Sì, oppure… non pensi anche che la cosa più importante è che non riesce ad adattarsi a questo mondo, e in effetti non dovrebbe farlo, dal momento che è un brutto mondo, un mondo… la si può vedere in due modi diversi. O distruggi questo mondo, da cima a fondo, oppure ti ci adatti in un modo da esserne distaccato.»

Proprio a questo punto la Nin gli aveva parlato dell’effetto della sua scrittura sulle molecole di un suo lettore. A voler sancire, forse, che gli scrittori avevano ufficialmente assunto un ruolo da analisti per i lettori.

Ora, a distanza di qualche decennio, il web può essere considerato il nostro modo di sognare. E allora, per capire come trattenere i sogni che facciamo lì (qui) dentro, come interpretarli, occorre fare un po’ di regressione. Tropico del Libro domenica sera all’interno di Mal di libri si presterà all’esperimento ideato da Caterina di Paolo: alcuni blog letterari faranno un po’ di autoanalisi spiegandovi il rapporto che hanno con un libro che rappresenta la loro essenza. Nel nostro caso, anche l’origine del nome: Tropico del Capricorno. Perché a volte bisogna “tornare a casa”… come fece anche Henry Miller, sentite con che risultati.

Dice: «Ah, adesso ho capito, adesso so dove sono! E anche chi sono. Sono tornato in quel vecchio buco di merda, New York, dove sono nato. Un luogo dove non ho conosciuto altro che fame, umiliazione, disperazione, frustrazione, tutta quella stramaledetta roba lì. Nient’altro che infelicità. In qualsiasi dannata strada guardi non vedo nient’altro che infelicità, nient’altro che mostri. Perché questa era la New York che conoscevo quando sono nato, o meglio, ancora non la conoscevo. Più avanti, quando ho iniziato a esplorarla, è diventata una città diversa, un po’ più orribile, peggiorava sempre più. Oggi penso che sia la più brutta, più schifosa, più merdosa città del mondo. Quando ero bambino non c’era quasi nulla di quello che c’è oggi: niente telefono, niente automobili, niente di niente, in effetti. Era piuttosto pittoresca, gli edifici erano persino colorati. Poi, con l’andare del tempo, è diventata sempre più orribile, per me. Quando penso al ponte di Brooklyn, che all’epoca era l’unico ponte che esistesse, quante volte ho camminato su quel ponte a stomaco vuoto, avanti e indietro, in cerca di carità ma senza mai ottenere niente. Vendevo giornali a Times Square, mendicavo su Broadway, tornavo a casa con dieci centesimi, se andava bene. Non c’è da stupirsi che io abbia avuto questi stramaledetti incubi ricorrenti per tutta la vita. Non so come io sia riuscito a sopravvivere, perché mai sia ancora sano di mente. In effetti, in questo momento non so nemmeno se sono davvero sveglio o sto sognando. Tutto il mio passato somiglia a un unico lungo sogno, punteggiato di incubi.»

{Le traduzioni dei brani dai video sono di Cecilia Martini}

Tropico del Libro domenica 21 ottobre alle 21 sarà ospite della tavola rotonda Dal libro-feticcio al blog letterario: come si mettono in rete le storie insieme a Colla, Conaltrimezzi, Flanerì, Pub, SetteperUno e Viadeiserpenti all’Hula Hoop in via Luigi Filippo De Magistris 91/93.

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Seduta di “psicologia del lettore di manoscritti”

Il lettore di manoscritti e altre psicopatologie editoriali…
Bel-Ami Edizioni, domenica 21 ottobre ore 19.00 Raz-Mataz, via Macerata 58

“E così vorresti fare lo scrittore?” tanto per cominciare nel più classico dei modi, con una citazione.
Sono anni che tampini tutte le case editrici di questo mondo con il tuo manoscritto? O, viceversa, noi hai mai avuto il coraggio di inviarlo a nessuno perché ti vergogni o perché non sai come si fa esattamente? Oppure hai mandato una copia del tuo prossimo premio Pulitzer “La vera storia dell’oliva ascolana” alla “Sangue e Zombie Editore” e nessuno ti ha ancora risposto?
La colpa è tutta sua, vero?
Di quell’essere crudele che si cela – vigliacco! – dietro lo schermo di un pc.
Lui, quell’immondo inclemente umanoide che non comprende le fatiche dell’artista: il lettore di manoscritti!

Ma come si può colpire l’attenzione di tale figura mitologica?

Con l’ausilio di un esemplare vivo e disponibile a rispondere tutte le vostre domande, la Bel-Ami Edizioni propone, domenica 21 ottobre presso il Raz-Mataz alle ore 19.00, una seduta-lezione di “Psicologia del lettore di manoscritti” in cui:
– impareremo a confezionare il nostro manoscritto per l’invio
– capiremo come selezionare e contattare le case editrici a cui proporci
– parleremo di editoria non a pagamento
– discuteremo di promozione del libro e dell’autore, di agenzie letterarie e di altri mostri, figure mitologiche e miti che girano attorno al mondo dell’editoria
– parleremo dell’utilità di blog, concorsi e riviste letterarie
– entreremo nella mente del lettore di manoscritti per capire cosa lo manda fuori di testa!

I finalisti del “I° Premio Sperduti” per il miglior racconto umoristico

È arrivato il momento di svelare i nomi dei cinque finalisti del “I° Premio Sperduti” per il miglior racconto umoristico, che sono sei. Li riportiamo di seguito in ordine sparso insieme ai titoli dei racconti candidati e a brevi estratti. Vi ricordiamo inoltre l’appuntamento per la serata di premiazione, in cui potrete ascoltare i racconti letti dal vivo dagli autori e votare il vostro preferito, tentando vanamente di influenzare il giudizio insindacabile di Carlo Sperduti: sabato 20 ottobre alle 21:59 all’HulaHoop Club (Via L. F. De Magistris 91/93).

Emiliano Angelelli, Io non vedo la Madonna ovvero la teoria del soffitto

“Ti è apparsa la mia immagine sul soffitto?” “No, mi è apparsa la mia immagine sul soffitto. È la prima volta che ti vedo. Per apparirti qualcuno deve essere almeno la seconda volta che lo vedi. Questa è la mia teoria.”

Giovanni Scarfini, Il dispetto

Giessica era una ragazza ossessionata dal suo amico immaginario, Michael: egli le faceva stalking e pure i dispetti: per dirne una, veniva a prenderla a scuola tutte le domeniche, per farle rabbia. Ma questa era solo la punta dell’iceberg: consegnava i giornali del mattino in ritardo, barava a briscola, si attivava di nascosto le vite infinite a streetfighter sul supernintendo, le sostituiva le pillole per l’eutanasia con le smarties e prendeva la scatola del lucido e la riempiva di confetti (come era solito fare Gary Coleman negli anni ottanta nella sigla di Arnold).

Giulietta Ambrosi, L’amore è eterno finché ci sono le proteine

Mentre facevo i sogni, venivano, queste immagini. Al Bano e Romina erano tornati insieme e volevano me. Giulietta, Giulietta, svegliati!, mi dicevano. Ditemi!, gli dicevo io. Hai visto che ci siamo riconciliati? L’abbiamo fatto per te, sappiamo quanto hai sofferto per la nostra separazione e abbiamo deciso di fare trionfare l’Amore!

Massimo Eternauta, Est Side Story

A un certo momento gli editori cominciano a realizzare di aver fatto una grossa cazzata e che questo libro potrebbe portarli lentamente alla rovina. In preda al panico cominciano a telefonare a tutte le librerie dov’è stato distribuito per verificare lo stato delle vendite e, seppur uno squarcio di speranza si fosse affacciato nelle loro menti, devono cedere di fronte alla più cruda realtà: nessuna copia è stata venduta da nessuna parte tranne che in un’unica e sola libreria…

Elisabetta Rossi, L’ingegno del principiante

“Ore’ ce s’è rotto lo tetto della stalla!” Era ’no giorno de vento terribile quando mi nonna entrò dentro casa e me disse ’ste parole precise. ’No giorno che me fece gonfia’ lo petto de orgoglio e de convinzione. Me sentivo come Supermanne e c’avevo sulle spalle puro ’na mantellina de mi madre pe’ tenemme caldo, era rossa e me fece senti’ ancora più eroino.

Davide Predosin, Disavventure di un introverso

“La caffettiera è ancora calda. Anzi, è già calda. Appena vagamente sorpreso sbadigli in modo sguaiato. Non ricordi di esserti svegliato nel cuore della notte per farti un caffè. In ogni caso, comunque, dovrebbe essere fredda, ormai, la caffettiera.”

Rino Gaetano raccontato da un amico

QUANDO IL CIELO ERA SEMPRE PIU’ BLU, Rino Gaetano raccontato da un amico

di Enrico Gregori 

DOMENICA ORE 21 BOTTIGLIERIA PIGNETO

Un’amicizia nata grazie all’amore per la musica. “Quando il cielo era sempre più blu“, racconta l’intesa tra il giovane critico musicale Enrico Gregori e Rino Gaetano. L’incontro tra il giornalista e l’artista si trasforma canzone dopo canzone, anno dopo anno, in stima e affiatamento reciproco.

Da Ingresso Libero alla tragica morte, passando per il grande successo ottenuto con il terzo posto al Festival di Sanremo, il libro ricostruisce il percorso musicale di Rino Gaetano e restituisce al lettore un ritratto inedito dell’artista. Nonostante le fragilità, l’autore racconta di un Rino Gaetano che con disincanto, ironia e nonsense interpreta la contemporaneità, anticipa i tempi, raccoglie passato, presente e futuro in testi folli e straordinari. Dal seminterrato di Via Nomentana, al bar del Barone a Montesacro, fino alla fabbrica occupata, conosciamo i luoghi, le abitudini, i volti che hanno rappresentato la quotidianità nella vita del grande artista calabrese. Le amarezze, le incertezze, le abitudini, le gioie, gli umori, l’umiltà, la poesia di Rino Gaetano in una testo che diverte, affascina, racconta.

Enrico Gregori inizia l’attività giornalistica a metà degli anni ’70 come critico musicale per alcune riviste specializzate nel Rock. Grazie a ciò, conosce numerosi musicisti di fama internazionale come Bruce Springsteen e i Queen. Nel 1980 entra a “Il Tempo” e comincia a lavorare nel settore della cronaca nera. Diventa giornalista professionista nel 1983 e nel 1989 passa alla redazione de “Il Messaggero” dove tuttora lavora come capo servizio della cronaca nera. Si è occupato, tra l’altro, di terrorismo, banda della Magliana, del caso Emanuela Orlandi e dei più eclatanti espisodi connessi alla malavita romana. Ha pubblicato cinque romanzi, per Historica “Le mille facce della morte”.

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