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Domani a quest’ora Mal di Libri sarà già iniziato

(Immagine di Conaltrimezzi)

Un’oretta fa ho inforcato la bici e sono uscita dalla casa editrice accendendo l’iPod in corsa. Ho lasciato perdere la mia mania di controllo, per una volta, e ho impostato lo shuffle lasciando che il quadratino rosa minimale e ipertecnologico scegliesse per me: sono rimasta sorpresa perché la canzone era come un cavallo che galoppava allegro e sincopato, una versione allucinata di Simon & Garfunkel. Non sapevo chi fosse il gruppo: sedici giga pieni sono più di quanto possa realisticamente conoscere o ricordarmi.

Grazie a questa canzone non solo i pedali, ma anche i miei pensieri si sono sbrogliati un po’, e qualche metafora per quello che accadrà domani e dopodomani è salita a galla. Più di un mese fa ho scritto che conoscere Chiara e organizzare insieme a lei il primo Mal di Libri è stato come salire su una giostra nuova e veloce: ho pensato mentre il sole mi scaldava ferma al semaforo rosso che mi sento come su un trampolino, nei secondi precedenti al tuffo. Solo che l’acqua della piscina è calda, e ai bordi ci sono i miei amici che bevono un martini o una più verosimile biretta. Ho pensato che questo pomeriggio è come quello precedente al primo giorno di scuola, senza la maestra di matematica però. Il pomeriggio prima della prima ricreazione.

Domani inizia la seconda edizione di Mal di Libri. Ieri sera siamo stati al Pigneto a distribuire gli ultimi programmi e volantini, a chiacchierare con i gestori dei locali, a guardarci intorno cercando di immaginare come sarà. Questa mattina mi sono infilata in bicicletta dentro l’isola pedonale facendo slalom tra le vecchiette e i bancali di frutta che la mattina sono i segni distintivi del Pigneto, e ho pensato che è un quartiere bello che ormai sento come una casa, e che sono felice di far parte di una festa in cui il vino non fa solo venire il naso rosso ma aiuta anche l’ascolto di parole e storie nuove. Una festa che porta i libri anche dove non ci sono di solito, perché i libri, molto più dei tappeti, danno un tono all’ambiente.

Firmarmi in calce m’imbarazza, allora lo dico così: io sono Caterina e domani mi riconoscerete perché sembrerò avere di nuovo quattro anni e un enorme zucchero filato in mano. Solo che al posto dello zucchero filato ci sarà un libro, o un fumetto. Che sono meglio dei dolci, non solo perché non fanno ingrassare o venire le carie.

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PUB: can’t take my mind off of books

Capita tra i banchi cigolanti dell’Università, tra le macchinette che offrono cibo spazzatura come rimedio chimico a giornate infarcite di burocrazia. Capita tra lezioni sovrapposte e corse al cardiopalma tra scale e corrimano per riuscire a raccattare qualche concetto qui e qualche indicazione lì. Capita sui fili d’erba di un prato che è l’unica forma di vita a non appassire tra pareti solo esternamente salde. Capita in un corso, quello di Economia e Gestione delle imprese editoriali, attorno al quale si ritrova un gruppuscolo di poco più che ventenni intenzionati a parlare, fare, vivere di libri.

Alleluia, qualcuno ha capito che per far rivivere un luogo che tutto contribuisce a logorare, tra infausti presagi degli analisti del mercato del lavoro e tagli lineari ai ministeri, crisi di ogni genere, economiche, culturali, valoriali, psicologiche, fisiche, la chiave di volta è dare parola e possibilità di azione ai giovani!

Giovani, entità metafisica prima ancora che anagrafica, brodo primordiale e post-moderno in cui rientra tutto, parola ombrellone e satellite, in cui possono convivere un tredicenne alle prese con la scelta dell’istituto superiore da intraprendere e un vitale cinquantenne che ambisce a ottenere la pensione prima del sopraggiungere della morte. Per una volta i giovani sono davvero giovani, pienamente giovani e giovani fino in fondo.

Sono quelli che ai libri si sono consacrati, in momenti diversi, per circostanze peculiari, e che hanno deciso di invischiarsi in un legame dove l’infedeltà è richiesta come elemento costitutivo. Aprono un libro e all’esergo sono già proiettati al principio di una scia lunga millenni e chilometri, sono giovani che leggono in ogni condizione, lean back, lean forward, in mobilità, in malattia, nella buona e nella cattiva sorte, nel sonno, nella veglia per lo più, su nevi antartiche e su deserti sahariani, nella solitudine più tetra e in consessi frequentati da migliaia di persone, che pensano di leggere financo durante l’amore fisico, perché anche quello è momento libresco, anche quello è un momento di carta e inchiostro, di rapimenti e suggestioni multiple.

Vivono con i libri, pensano a un luogo virtuale dove far convergere la buona volontà e la passione di chi, prima per dovere didattico poi per vocazione, vuol recensire testi di qualsiasi natura, dal saggio sulla radice di guaranà più antica del mondo al romanzo distopico dell’autore lappone che racconta una terra fatta interamente di tetrapak.

Recensioni, l’origine del male e del bene di Pub, la Pangea e la panacea, la genesi, cui si aggiungono e avvicinano per nascita spontanea e ponderata gli altri continenti degli ubriachi bibliofili, le news, gli approfondimenti, il magazine.

Alle periferie della musica in quel giovanilese cui questi giovani guardano con un sospetto malcelato, c’è chi direbbe “tanta roba”. E a ragione. Perché di tanta roba si tratta. Di centinaia di recensioni che arrivano dai corsisti di quella prof che ha messo una croce su Croce e lascia fare, vigilando e indirizzando, assieme agli inventori e avventori di Pub che si ritrovano a lavorare fianco a fianco, gomito a gomito, da una porta all’altra del web.

Così arrivano le prime partecipazioni alle fiere dell’editoria, di quell’editoria da prima linea, la fanteria dei libri che continuano a crescere nella biblioteca di Pub e nell’archivio digitale, meno visibili ma ugualmente concreti. Perché anche i bit e i pixel hanno un ruolo determinante nella storia di questi sodali degli incunaboli. Il sapere è libero, la società liquida ma i libri non si fanno rinchiudere in nessuna definizione. Viaggiano da un angolo all’altro del mondo e sui supporti più diversi e quegli ubriachi contagiati dal sacro morbo gioiscono nel poter leggere un romanzo, una graphic novel, un giornale, un fumetto sui loro smartphone, sui tablet e soprattutto sugli ebook reader.

Vessillo di una battaglia ingaggiata contro la tendenza generale della nazione dove i lettori latitano e si disperdono, l’ebook diventa il grimaldello per ribadire un’identità di lettori cosciente e forte, più che onnivora versatile, più che bulimica saggia.

E così, accanto a un tomo della Divina Commedia fregiato con le illustrazione di Gustave Dorè che da solo occupa un intero scaffale della Billy acquistata all’Ikea più vicina in un interminabile e piovoso sabato pomeriggio, convive un Kindle o un Nook o un Leggo, spessi quanto un manuale d’istruzione di quella libreria svedese ma con una capienza di migliaia di libri.

Libri che potrebbero e dovrebbero essere più facili da comprare e leggere, che non dovrebbero essere incatenati a un produttore materiale, vincolati a un solo dispositivo di lettura. E qui inizia una nuova battaglia per quei lettori alla spina, che tra la diffidenza nei confronti dei provvedimenti governativi e le mire speculatorie degli imprenditori mondiali del libro, continuano a credere che leggere sia un diritto, da pagare sì ma prima ancora da garantire, a chi lo cerca e a chi lo procura.

E quel gruppo di giovani arriva fino a Mal di Libri, quando si avvia a iniziare un nuovo anno di impegni e progetti, puntando alle scuole e ad altre fiere. Perché se c’è un appuntamento con i libri Pub c’è sempre. Arriverà in anticipo e lo troverete ad aspettare sotto una pensilina o su una scalinata a leggere qualcosa, in attesa che si inizi a parlarne ancora, a cronicizzare ulteriormente quel male così fecondo che ci lega a chi ha inventato ogni cosa, i libri.

– la redazione di PUB Lettori alla spina

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Pub Lettori alla spina ha il Mal di Libri!

Continua la nostra carrellata di partner: Pub Lettori alla spina (qui uno dei loro video per Librinnovando) affronta un tema a noi molto caro, le presentazioni-suicidio che paiono una messa suggerendo una ricetta per sconfiggere la noia indicando il web come possibile soluzione. Potevamo non averli come compari nel nostro baccanale libresco?

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Mal di Libri: piace alla gente che piace

All’ultima riunione mal libresca ci siamo detti che non siamo proprio niente male, e così abbiamo deciso di aggiungere una pagina al blog con le presentazioni di tutti noi. Così da mostrarvi le facce degli untori libreschi, e spiegarvi che fanno per il resto del tempo questi ossessionati dalle pagine.
Enjoy!

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Mal di libri istituzionale!

Ecco Chiara Di Domenico, la presidentessa del Circolo dei lettori Fortebraccio, vicino all’assessore alla Famiglia, all’Educazione e ai Giovani Gianluigi de Palo e assaltata dai giornalisti: questa mattina ha parlato di Mal di Libri durante la rassegna stampa di presentazione di Riprendiamoci la notte.
L’intervento di Chiara sarà mandato in onda al telegiornale dell’emittente T9 (canale 13 del digitale terrestre) alle 19 di oggi e del canale TV GOLD (canale 17) alle 19.15 di oggi, alle 13.45 e alle 14.30 di domani. 

Una foto meno sfocata di Chiara eccola qui:

Ci pare giusto iniziare con le presentazioni dalla fondatrice.

Chiara Di Domenico (Pesaro,1976) vive a Roma. Dopo una laurea in lettere moderne e un master in editoria all’Università degli Studi di Urbino ha collaborato come editor e addetta stampa con diverse case editrici tra cui Vallecchi, Passigli, Fernandel, Gaffi, nottetempo. Attualmente è responsabile della comunicazione per L’orma editore, in libreria da ottobre 2012. Ha lavorato a lungo in diverse librerie d’Italia, dalle indipendenti alle Edison di Firenze, organizzando incontri con gli scrittori ovunque tranne che in libreria e imparando che spesso il ciclo vitale di un libro è molto diverso dalle aspettative degli autori e che le presentazioni assomigliano in maniera inquietante alle messe cattoliche romane, per sacralità e noia. Nel 2009 ha partecipato alla manifestazione “Scrittori in Città” organizzata dalla Scuola Holden a Cuneo con il racconto Stagismo di Stato, pubblicato successivamente sulla rivista online Colla, dove i riferimenti al precariato culturale sono così poco casuali che all’epoca dell’uscita del racconto non vennero assolutamente colti. Ha collaborato con l’agenzia letteraria Nabu, con Radio Città Futura di Roma e con diverse testate nazionali, tra cui Liberazione e la free press letteraria SatisFiction diretta da Gianpaolo Serino. Dal 2010 coordina il Circolo dei Lettori Fortebraccio. Nel 2011, stanca di sentire parlare di crisi, ha ideato e prodotto nel 2011 “Mal di Libri “.

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