Archivio mensile:settembre 2012

Pub Lettori alla spina ha il Mal di Libri!

Continua la nostra carrellata di partner: Pub Lettori alla spina (qui uno dei loro video per Librinnovando) affronta un tema a noi molto caro, le presentazioni-suicidio che paiono una messa suggerendo una ricetta per sconfiggere la noia indicando il web come possibile soluzione. Potevamo non averli come compari nel nostro baccanale libresco?

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cheFare, il premio di doppiozero: partecipiamo?

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doppiozero lancia cheFare, un premio che – attraverso il contributo di 100.000 euro al progetto vincitore – promuove la coniugazione dei valori di sostenibilità economica, coesione sociale e cultura.
Il 24 settembre 2012 si apre ufficialmente il bando che si rivolge in particolar modo al mondo della cultura, dell’innovazione sociale e della società civile, alle imprese sociali, alle fondazioni e alle associazioni e organizzazioni culturali profit e non profit.
cheFare è una piattaforma partecipativa per la mappatura, la votazione e la realizzazione di progetti di innovazione culturale in Italia.
Con questa iniziativa doppiozero favorisce la nascita e lo sviluppo di nuove reti della cultura.

che-fare.com

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Roland Macchine e Animali: l’editing spiegato a mia madre

Mamma: «Perché partite così presto?»
Io: «Perché andiamo a vedere Roland. È un incontro in cui tre scrittori esordienti leggono i loro racconti di fronte a diversi editor, un agente letterario e un critico. Queste persone poi spiegano agli aspiranti scrittori i loro pareri, simulando in un certo senso il lavoro di una casa editrice di fronte al testo.»
Mamma: «Cos’è un editor? È l’editore?»
Io: «No, o meglio, in certi casi sì, ma molto spesso editor e editore sono persone diverse. L’editor è la persona che si occupa dello stile di un manoscritto, confrontandosi con l’autore.»
Mamma: «Ah, è il correttore di bozze.»
Io: «No, mamma. Il correttore di bozze a volte fa del micro-editing, ma si occupa della correttezza grammaticale e sintattica del manoscritto. Mentre l’editor legge il testo e cerca di capire dove e come va modificato per migliorarlo stilisticamente. Per esempio se ci sono delle incongruenze nella trama o se i personaggi non sono credibili, ma anche se la lingua ha dei cambi di registro o ha dei momenti piatti, l’editor modifica il testo insieme allo scrittore per renderlo più fluido.»
Mamma: «Ah. Quindi è uno scrittore?»
[ad libitum]

Questo weekend Fortebraccio è stato a Pordenonelegge, e tra uno spritz e una presentazione ha imparato molto. Nello specifico la delegazione pignetesca era formata da Chiara Di Domenico, la presidenta presidenziale, e da me, Caterina, che a Pordenone ho fatto il liceo e conosco bene la Festa del libro e degli autori. Siamo state a molti incontri e molti li abbiamo persi, perché il programma di quest’anno era fittissimo e si sa che in Friuli l’aperitivo è irrinunciabile. Abbiamo visto molta poesia e una buona dose di fumetto, le parole in viaggio e quelle per i bambini, libri nuovi e fuori catalogo – la bancarella più interessante, quella in cui abbiamo scovato Fortebraccio, era gestita da uno degli organizzatori di Cucine del popolo che tra una tartina e un bicchiere di vino c’ha invitate a Massenzatico ai primi di ottobre, tanto per sposare le pagine a un po’ di sostanza.

Abbiamo sentito parlare di tutto quello che ci fa venire il Mal di Libri: la narrazione, le storie raccontate e lette ad alta voce e ciò che può nascere da un racconto. Per questo ci è piaciuto sentire le voci di tre autori al secondo incontro di Roland macchine e animali, tenutosi il 22 e il 23 settembre al Ridotto del Teatro Verdi. Gli esordienti erano Ginevra Lamberti, Matteo Trevisani e Mario Filloley, e le loro storie parlavano di valli in cui vecchie uccidono lumaconi, padri imperfetti abbandonati dalle mogli e di professori terrorizzati dalle studentesse-erinni di un istituto per estetiste.

Andrea Cortellessa, Jacopo De Michelis, Giulio Mozzi, Piergiorgio Nicolazzini, Michele Rossi e Chiara Valerio si sono confrontati sui testi e hanno parlato agli autori ma anche al pubblico di cosa voglia dire editare un racconto o un romanzo, di cosa sia il talento e di quante mani ci siano dietro a un libro. È un vero peccato che mia madre non abbia partecipato all’incontro, ma per lei e per chi vuole capire cosa voglia dire editing ecco qualche considerazione tratta dalla conferenza.

Per Chiara Valerio un’opera di editing è qualunque scambio creativo che faccia emergere le intenzioni profonde dell’autore: il libro pubblicato non sarebbe quindi solo dell’autore, infatti l’idea di autore singolo è superata nel cinema e restiste strenuamente solo nella letteratura. Per Andrea Cortellessa invece questa prospettiva fa perdere di vista il talento, e il cinema ficcato in letteratura ha creato spesso e volentieri vere e proprie catastrofi.
Giorgio Vasta a proposito ha introdotto l’interessante concetto di 
darwinismo letterario, assimilabile al concetto cinematografico di pitch: quando un video è coinvolgente per i primi minuti “funziona”, altrimenti viene scartato. Lo stesso accade ormai per un testo: Cortellessa cita Bonami, che ha osservato come anche nella video-arte sia entrato il concetto di pitch — con questo criterio però l’artista Bill Viola verrebbe scartato, e chissà quanti scrittori validi che fanno della lentezza la loro cifra stilistica!
In questo senso De Michelis ha ricordato che la storia dell’editoria è piena di 
errori di valutazione clamorosi fatti di fronte un’opera compiuta: Valerio ha definito i racconti sottoposti a Roland delle “scritture potenziali”. Allo stesso tempo Cortellessa ha sottolineato come Roland sia una manifestazione atipica perché a discutere degli stessi testi brevi si trovano diversi professionisti, che possono parlarne anche con gli autori: molto diverso da quello che accade in casa editrice, dove un solo editor legge un romanzo intero con una pila di minacciosi manoscritti sulla scrivania.

Ma cosa cerca un editor o un agente in un autore? Per Piergiorgio Nicolazzini non si deve cercare per forza una voce compiuta, quanto la dose d’intenzionalità di un testo: quanto uno scrittore, seppure acerbo, sappia maneggiare lo stile e la lingua. Per De Michelis l’importante è trovare un modo nuovo di guardare il mondo, e una voce. L’editor in questo senso è un maieuta.

Ecco alcuni consigli stilistici che abbiamo carpito:

  • Per scrivere un testo comico bisogna avere un grande controllo tecnico. Questo vale ancor di più quando si trattano temi che hanno toccato la vita di ognuno di noi – ad esempio l’abbandono. Non bisogna mai rendere un testo consueto e consunto, soprattutto se si parla di temi quotidiani: per evitare questo errore bisogna essere molto attenti alla lingua e allo stile;
  • L’eccesso di dichiaratività, ovvero fare spiegoni, è come dare dello scemo al lettore;
  • Evitare come la peste gli aggettivi ovvi: dire che un bambino è innocente è inutile quanto dire che il cielo è blu;
  • Non prendersi troppo sul serio e sapere con esattezza di cosa sta parlando: dire “ho un racconto sull’incomunicabilità” non ha senso;
  • La scrittura dev’essere all’altezza delle mire del testo.

Se volete sentire la voce di uno degli organizzatori, qui c’è il podcast con un’intervista di Zazà a Marco Peano. Roland torna a Milano il prossimo weekend, con laboratori e incontri. Qui il sito e il facebook con tutte le informazioni. Noi ci saremo, e voi? 

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Today is the day!

Oggi è l’ultimo giorno per aderire a Mal di Libri!
Editori, vi aspettiamo!
Scrivete a maldilibri[at]gmail.com per far parte della nostra festa!

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Mal di libri ha sete di storie, le tue comprese. A grande richiesta torna la posta dell’Editor.

Il diario di Elsa Morante

Invia il tuo racconto di massimo 8000 battute a maldilibri[at]gmail.com accompagnato da nome, cognome, telefono e indirizzo e-mail. I nostri editor aspettano le tue storie.

Quest’anno la posta dell’Editor fa il bis: dopo il successo della prima edizione aspettiamo nuovi racconti di massimo ottomila battute per far diventare ogni lettore scrittore per un giorno, confrontandosi con editor professionisti che dopo una lettura attenta sapranno svelare punti di forza e debolezze delle loro narrazioni. Scrivere di getto va bene, ma anche la lima è utile: ogni libro passa per più mani, ogni storia è in divenire, e l’editor è l’occhio vigile e segreto dietro ogni storia riuscita – se Carver è sbocciato grazie a Gordon Lish, potrebbero essere i nostri Francesco Pacifico e Michele Vaccari a darvi i consigli giusti per tenere chi vi legge attaccato alla pagina! O anche i professionisti di L’erudita, che di esordienti sa qualcosa.

Gli autori delle storie più interessanti saranno ricontattati e invitati a Mal di Libri per fare una chiacchierata sui racconti, con suggerimenti su come proporre il proprio lavoro o un instant editing di fronte a una birra. La posta dell’Editor aspetta solo te.

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Dicevamo?

(*)

«Non so sciare, non so giocare a tennis, nuoto così così, ma ho il “senso della frase”. Il senso della frase è Privilegio poiché, se lo possiedi, permette a una tua bugia di essere, se non creduta, almeno apprezzata. Nel caso poi, una volta tanto, tu ti decida a dire la verità, quella vera, quella che puzza perché non si lava con gli eufemismi, quella brutta perché non si ritocca né si abbellisce con la chirurgia estetica del ricordo, nel caso tu dica la verità, la verità pelosa, la verità arrapata, se possiedi il senso della frase la verità avrà l’aspetto un po’ puttanesco eppure di classe di una bella menzogna.
Il senso della frase è il sesso della frase, il suono della frase, il significato della frase. Il senso della frase battezza la frase, la estremizza e anche se la degrada col turpiloquio, la promuove comunque rendendola, alla fin fine, definitiva. Il senso della frase è il punto di arrivo del concetto espresso quando la frase è ancora nell’utero. È il punto di non ritorno. Un “punto e basta”. Un punto esclamativo ma, soprattutto, 666 punti esclamativi.
Diabolico senso della frase, io ti possiedo e ti amo. Fiato alle trombe di Eustachio, rimbombino le tube di Fallopio. Così è e così è stato.
Non so se si nasca con il senso della frase. Di sicuro ci si muore».

Andrea G. Pinketts – «Il senso della frase»

(*) Andrea G. Pinketts, 2008 acrilico su tela, 50 x 50 cm – Giuseppe Veneziano

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Quando comincia?

«Come stabilire il momento esatto in cui comincia una storia? Tutto è sempre cominciato già prima. La prima riga della prima pagina di ogni romanzo rimanda a qualcosa che è già successo fuori del libro. Oppure la vera storia è quella che comincia dieci pagine più avanti e tutto ciò che precede è solo un prologo».

Italo Calvino, «Se una notte d’inverno un viaggiatore»

Vestiamoci sempre di nero

«Per lunghi periodi, la maggior parte dei libri in cui m’imbatto non mi piace. Certe volte mi sento un lettore finito: diventerò come quelli che dicono “io non leggo romanzi”, e se ne fanno un vanto? Conosco diverse persone così, e alcune le stimo pure. La narrativa a loro non interessa. È come se ci vedessero il trucco, come quando diventi grande e smetti di farti fregare dai prestigiatori, e allora leggono soltanto libri che dicono qualcosa di vero sul mondo. A me sembra un destino tristissimo a cui sono condannato. Ma per fortuna, un paio di volte all’anno, arriva un nuovo scrittore a sconvolgermi la vita, farmi sentire come la prima volta in cui ho scoperto Hemingway o Salinger. Prego che continui a succedere per sempre».

Paolo Cognetti, qui

Attenzione attenzione!

Ricordiamo agli editori, alle agenzie e a chiunque volesse partecipare a Mal di Libri che il termine ultimo per inviare le schede di adesione è il 21 settembre. Si tratta di venerdì prossimo!

Baudelaire diceva: «chi non beve vino ha qualcosa da nascondere».Scrivete a maldilibri[at]gmail.com per essere dei nostri in questo baccanale editoriale.

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Il tempo

«Il tempo per leggere è sempre tempo rubato. (Come il tempo per scrivere, d’altronde, o il tempo per amare.)
Rubato a cosa?
Diciamo, al dovere di vivere.
È forse questa la ragione per cui la metropolitana – assennato simbolo del suddetto dovere – finisce per essere la più grande biblioteca del mondo.
Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere.
Se dovessimo considerare l’amore tenendo conto dei nostri impegni, chi ci si arrischierebbe? Chi ha tempo di essere innamorato? Eppure, si è mai visto un innamorato non avere tempo per amare?
Non ho mai avuto tempo di leggere, eppure nulla, mai, ha potuto impedirmi di finire un romanzo che mi piaceva.
La lettura non ha niente a che fare con l’organizzazione del tempo sociale. La lettura è, come l’amore, un modo di essere».

Daniel Pennac, «Come un romanzo»

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